Squarci | martedì 30 agosto 2011

Nancy Cimbali

Chiamale, se vuoi, emozioni

Tu chiamale, se vuoi, emozioni
Mi sono chiesta per quale motivo scrivere è l'unico mezzo per capire me stessa. Quando non riesco a trovare le parole da dire a qualcuno, quando non so come affrontare certe situazioni, quando non riesco a mettere in ordine i pensieri.
Eppure, quando scrivo, trovo le parole giuste, la soluzione al problema, metto in ordine i pensieri avversi. Io non so com'è che ho cominciato, so soltanto che la penna ha cominciato a scivolare su quel foglio, così per caso, senza neanche accorgermi del senso di quel gesto. È stato naturale, spontaneo, quasi ovvio. Per un attimo, ho realizzato che stavo iniziando a guardare oltre, che stavo per approdare su un'isola tanto sconosciuta quanto familiare. Arriva per tutti questo momento. Prima o poi, presto o tardi che sia. E si finisce per riconoscere questo richiamo che ci cattura gli occhi, ci sussurra all'orecchio.
Quel giorno restai seduta per ore a fissare una parete che aveva sopportato troppe parole inutili, troppe promesse mai mantenute, troppi silenzi mai ascoltati. E allora ho cominciato da quel nulla che era tutto quello che conoscevo e di cui non immaginavo sarei riuscita a fare a meno. Ho passato pennellate di vernice fresca su quella parete troppo piccola per contenere verità così grandi. Avvertivo che ciò in cui credevo erano le splendide illusioni di una ragazzina che conosceva ancora troppo poco per poter riconoscere il meglio.
Ho dovuto guardare nel vuoto per riuscire a trovare il tutto.
Ho dovuto farmi male, per sentire sulla mia pelle, dentro di me, la bellezza innocua e innocente del bene.
Ho dovuto illudere, per poter smettere di illudermi.
Avrei potuto fare molto di più, ma non l'ho fatto. O forse non c'era nient'altro da fare. A volte penso che la cosa più complicata non sia tanto l'agire, ma trovare il coraggio di farlo. È un po’ come lanciarsi giù da un paracadute: la paura è di cadere…
Tutto parte da qui, tutto nasce da un'idea ben precisa. Un'idea è capace di smuovere le montagne, di aprirti nuove strade, di prenderti un pezzo del tuo cuore e lanciarlo oltre qualunque limite immaginabile. Un'idea è capace di fermare il tempo a un singolo istante, di renderlo eterno per un attimo. È per una singola idea che è nata nella mia mente, che oggi sono qui a scrivere. Avrei potuto raccontare qualcosa della mia vita, ma so che a nessuno realmente importa, a meno che non sia qualcuno che ha riempito i miei giorni. Credo che in realtà non importa per quanto tempo una persona resta nella nostra vita. Si può trattare di un paio d'ore, di pochi giorni, di due o tre anni. Quello che conta è ciò che ci lascia, ciò che ci dà già il fatto che era lì per noi in quel momento.
Alcune persone non sai perché sono così presenti nella tua vita, sai solo che non riusciresti mai a farne a meno. E ti chiedi perché, e vorresti saperlo, ma non trovi una risposta. Certe persone ti emozionano fino a farti mancare il respiro, anche se a ciò non riesci a dare un senso. A volte certe cose non si possono spiegare. Le senti, le osservi, le avverti. Alcune emozioni non puoi nemmeno identificarle con chiarezza perché nel momento in cui arrivano, ti travolgono e ti appartengono. Diventano parte di te, e tu diventi parte di loro.
Tu chiamale, se vuoi, emozioni.



Sorridi, sempre…
I nemici odiano vederti sorridere, non riescono proprio ad accettarlo. Per questo sorridi sempre, falli arrabbiare. E solo così che si rendono conto di quanto tu sia migliore di loro. E alla fine, odieranno sé stessi, non più te.
Sorridere significa avere una marcia in più, significa guardare ciò che ti sta intorno in una prospettiva diversa, originale, straordinaria.
Essere straordinari significa smetterla di vedere le cose in modo banale e scontato; vuol dire avvertire che è speciale ogni attimo che attraversa la tua vita, e sentirlo tuo per sempre.
Vivi: il nemico non lo sopporta. Vivi in modo straordinario, non farlo solo perché qualcuno ti ha messo al mondo un giorno, per caso. Rendi unico ogni momento perché non tornerà più e, nella maggioranza dei casi, è difficile anche che passi una prima volta. Non allontanare nessuno dalla tua vita nemmeno se ti dimostra che riesce a fare a meno di te.
Aspetta che sia lui ad andarsene. Aspetta. Lascia a chi ti sta intorno la possibilità di poter scegliere, non decidere al suo posto. Togliere la libertà a qualcuno è l'errore più grande che tu possa commettere perché non saprai mai se quella scelta è stata voluta o se invece è stata forzata. Smettila di piangerti addosso, non serve. Non migliorerà le cose, anzi, le peggiorerà. Non esiste una vita più speciale della tua. Ogni vita lo è a suo modo. C'è però chi la apprezza di più e chi invece si lascia andare a se stesso. Tu, intanto che hai ancora la tua: vivila. E, se ti sta un po’ stretta, cambiala. Non è facile, ma nemmeno impossibile.
Ama, come vorresti che qualcuno facesse con te. Ama senza riserve, senza fare scommesse sul futuro, senza progettare o creare castelli di sabbia. Ama per quello che sei oggi, non per quello che sarai un giorno. Chi ti sta accanto sentirà che tu lo ami. E tu lasciagli la libertà di poter scegliere il meglio, non solo per sé, ma anche e soprattutto per te. Perché chi sceglie di amarti sarà il meglio per te. Ma tu non forzare le cose. Aspetta che l'amore dispieghi le sue ali fino ad arrivare all'altra metà della tua anima. Se è amore, quello vero, sentirete insieme che è così. E non servirà dirlo, non sarà nemmeno indispensabile che vi guardiate negli occhi.
L'amore non si pronuncia, non si osserva. L'amore si avverte, si percepisce. Anche dopo un'intera vita, anche se a dividervi sarà una distanza grande quanto il mondo, anche se i giorni saranno così tanti da sembrare secoli, anche se non incrocerai mai più i suoi occhi. L'amore non è ciò che ci si scambia ogni giorno, l'amore è ciò che ci arricchisce l'anima. E per farlo, basta una sola, unica, straordinaria volta. Nella maggior parte dei casi, è difficile che arrivi quella prima volta.
Ma non preoccuparti, prima o poi, sentirai che sarà così. E sorriderai. Ricorda: quando sorridi, il nemico ti teme.


Scorri su di me, ancora
Piove. Il rumore continuo, incessante della pioggia che batte sui tetti delle case è il preludio a uno spettacolo di colori, suoni, odori che solo un'atmosfera così può evocare. L'asfalto è diventato un miscuglio di acqua e cemento. Non si scorgono angoli asciutti, e nemmeno luoghi che non siano stati toccati da questa pioggia incessante.
L'aria è fredda. Da lontano vedo una panchina abbandonata, bagnata e corrosa dal tempo. Più in là, tra i lampioni sgangherati e malandati del viale, c'è un albero che tra pioggia, vento e luci artificiali cerca di raggiungere il suo cielo. Quel cielo grigio e minaccioso, buio e incerto.
La mia vita in alcuni momenti è esattamente così. Ho imparato ad aspettare la fine della pioggia. Ho imparato a camminare sotto la pioggia. Attraversandola, avvertendone il tocco sulla mia pelle, lasciandola assorbire lentamente su di me, ho imparato a non averne più paura. Ho deciso di osservarla mentre si scatena impetuosa su ogni cosa. La caduta è libera, l'impatto con il suolo è forte. Non è previsto nessun paracadute. Il risultato è un impasto di cielo e terra. E domani pioverà ancora, forse più di oggi, forse non smetterà più.
Ma io sarò lì, per sentirla scorrere su di me.


Su Nancy Cimbali
Nancy Cimbali è nata nel 1990 a Torre Annunziata. «All’età di 11 anni comincio a scrivere: pensieri confusi di una bambina a cui sta troppo stretta la realtà in cui vive. Il mio migliore amico diventa un diario segreto…». Un giorno, in una libreria acquista il libro che le ha mutato la vita: «L’arte della felicità» di Tenzin Gyatso, il 14° Dalai Lama. Così, si è avvicinata a poco a poco alla cultura buddista, fino ad amarne ogni singolo aspetto: «era la terra che avrei voluto esplorare, per ritrovare me stessa […] Ho scoperto un mondo completamente nuovo e soprattutto pronto ad accogliere chiunque si trovi a passare di lì avendo perso la propria strada. Sono certa che un giorno percorrerò le meravigliose terre del Tibet, impregnate di suoni, odori, vibrazioni che rendono questa cultura così affascinante ai miei occhi e, forse, mi sentirò per la prima volta a casa.»

Sulla rubrica Squarci
Se la scrittura si serve di aghi e coltelli, se punge e lacera, se ogni pagina apre un varco in mezzo all'ovvio e al non detto, se la ragione ha bisogno di attimi di illucidità, se ogni testo si apre su un paesaggio interiore, se è un buco della serratura da cui spiare il mondo, se duole, se è una lama nella carne, se è una trama interrotta in un punto a caso, se la narrazione si spezza come un canto, se è una dissonanza, se semplicemente siete curiosi di sapere chi siamo. Estratti, ferite, fenditure di scrittura, un modo per sentire i nostri silenzi e leggere tra le righe di ciò che abbiamo in cantiere.