Squarci | domenica 18 dicembre 2005

Licia Pizzi

Tre euro

Seduto alla sua sedia, dietro un bancone di legno massiccio, l’uomo del cinema si liscia i baffi come ogni mercoledì. Baffi spessi ed ispidi, che coprono il labbro superiore rendendolo più sottile e delicato.
Lo spettacolo delle sedici e trenta è da sempre il suo preferito. Poca gente, gente che ha davvero voglia di vedere il film, e la luce che filtra dai lucernari.
Alle quattro tutti i giorni esce di casa e si avvia con passo fermo all’edicola per comperare il giornale. Le notizie sono ormai troppo vecchie, ma l’ostinazione e l’abitudine sono più forti.
Lo compra soltanto. Leggerlo è faticoso ed inutile, gli occhi sono sempre più stanchi, sempre più deboli con gli anni che passano.
Lo usa per sventolarsi nel suo botteghino quando l’aria è troppo calda d’estate o quando il riscaldamento d’inverno si inceppa e sembra di stare in un forno. Il cinema è una decrepita costruzione di architettura fascista mai ristrutturata, poco distante dalle poste.
Comunque è la primavera il mese che preferisce, insieme allo spettacolo pomeridiano. Quando può arrivare in anticipo e c’è ancora tutta quella luce e può starsene in maniche di camicia, con la giacca poggiata sullo schienale della sedia a guardare fuori. Profumi dolci e qualche sigaretta.
La gente è gentile con lui, specialmente in primavera ha notato negli anni e specialmente il mercoledì, quando il biglietto costa la metà. Visi luminosi di gente che si accalca davanti ai sui baffi.
Tre euro. Un sorriso in più.
Gente gentile perché la scriminatura sempre a posto, la sua cravatta rossa, la giacca blu, sono l’ultimo respiro di un tempo andato.
Lui sa di essere demodé e sa che è la sua forza.
Ci sono addirittura ragazzine di vent’anni che lo guardano, che gli sorridono come non dovrebbero più fare, come non merita più che gli sia fatto.
Anche suo figlio ha vent’anni ma non gli sorride mai. Quando lo incontra in casa, spesso nello stretto corridoio davanti al bagno, tiene la testa bassa, lo sguardo sfuggente, e quando va al cinema con gli amici si limita ad un cenno del capo e a prendere velocemente, con troppa foga, i biglietti omaggio.
Lui non ci fa caso, è l’età si dice, e poi anche lui non è mai andato d’accordo con suo padre. La storia è ormai così vecchia che non gli fa nemmeno effetto pensarci. Forse sarà così anche col suo ragazzo. Tra qualche anno non gli farà più male.

Si liscia i baffi compunto, dividendoli partendo dal centro, verso l’esterno, con gesti lenti. La giornata fuori è bellissima, è quasi come fosse primavera anche se è gennaio. L’aria è fresca ed elettrica, e il film di oggi è un film d’amore, di quelli strazianti americani dove due bellissimi amanti, dopo enormi traversie, famiglie contrarie alla loro unione e magari anche una grave malattia, si amano per sempre e così sia.
Lui ama i film d’amore, sono i suoi preferiti. Gli ricordano di quando lui e sua moglie, ragazzini, si stringevano la mano al buio e si baciavano, come se al cinema tutto fosse più eccitante, più proibito, più bello anche.
Lei voleva vedere solo film d’amore, così mentre lo baciava piangeva sempre un po’, e le guance erano umide e salate.

Una giornata quasi perfetta. Si solleva la saracinesca e si apre il botteghino. Per farlo, per dare inizio alla giornata, abbandona per un attimo la sua postazione. A guardarla da lontano sembra un posto prestigioso, privato, inattaccabile, ma quando ritorna a sedersi è solo un bancone di legno scuro. Gli scherzi della mente.
La gente ansiosa si accalca fuori chissà da quando.
Il film è un colossal imperdibile, un cast fuori dal comune, vendite da record.
Lui non sa chi sono quegli attori biondi e non sa perché parlare di soldi quando si parla di cinema.
Il cinema per lui sono tutti i sogni della sua gioventù, le lacrime di sua moglie e le persone che gli sorridono eccitate dall’aspettativa.
Si aggiusta ancora qualche pelo dei baffi fuori posto, controlla che i capelli siano in ordine e girati a sinistra, ed ecco che entrano.

Tre euro, prego.


Su Licia Pizzi
Classe 1974, è laureata in Lingue e Civiltà Orientali presso l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Nel 1999 il racconto “L’amante” compare nella raccolta “Dall’asilo dell’invisibile”, pubblicata dall’associazione culturale “33,3 periodico” in collaborazione con l’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”. Nel 2004 il suo racconto “Insieme" partecipa alla collettiva “Televisione: Arma di DistrAzione di massa”, organizzata dal Goethe Institut in collaborazione con il Comune di Napoli. Scrive dunque, si occupa di cinema e viaggia. Di continuo.

Sulla rubrica Squarci
Se la scrittura si serve di aghi e coltelli, se punge e lacera, se ogni pagina apre un varco in mezzo all'ovvio e al non detto, se la ragione ha bisogno di attimi di illucidità, se ogni testo si apre su un paesaggio interiore, se è un buco della serratura da cui spiare il mondo, se duole, se è una lama nella carne, se è una trama interrotta in un punto a caso, se la narrazione si spezza come un canto, se è una dissonanza, se semplicemente siete curiosi di sapere chi siamo. Estratti, ferite, fenditure di scrittura, un modo per sentire i nostri silenzi e leggere tra le righe di ciò che abbiamo in cantiere.

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