Derive e approdi, a Budapest!
di Redazione Orientexpress | Pubblicato in: News | venerdì 25 novembre 2011 |


Venerdì 25 novembre 2011, alle ore 17.30, presso l' Università ELTE di Budapest, verrà presentato il libro di Luciano Zaami "Derive e approdi" (OXP - 2011).

Presenteranno il libro il prof. Endre Szkàrosi - Direttore del programma Phd d'italianistica persso l'Elte - e la dott.ssa Judith Nahoczky - Critica e storica dell'arte.

Letture a cura del Prof. Michele Sità (Università Cattolica Pàzmàny Péter).
Sarà presente l'autore.

Università ELTE, 1085 Budapest, Mùzeum krt, 4
Edificio C, terzo piano, sala 328.
http://www.orientexpress.na.it/images/Derive-Budapest.jpg
Intervista al Presidente Aniello Fioccola
di Redazione Orientexpress | Pubblicato in: News | mercoledì 16 novembre 2011 |
Intervista di Diana D’Ambrosio
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Abbiamo incontrato Aniello Fioccola, presidente della “Orientexpress” edizioni, piccola casa editrice nata nel cuore di Napoli portata avanti dalla passione dei dottorandi, i laureati, i professori e gli studenti dell’università L’Orientale di Napoli.
In un momento di crisi, in un mondo alla ricerca del “soldo facile”, dove la tecnica e la scienza hanno preso il sopravvento, la sensibilità e la ricerca del bello attraverso la letteratura sembra, fortunatamente, non essersi assopita.
”Orientexpress” cerca di dar voce ai giovani scrittori, a coloro che aspettano di poter pubblicare il loro manoscritto, ma che sono scoraggiati dagli intricati ingranaggi dell’editoria italiana.
Fioccola ci spiega cosa significa dirigere una piccola casa editrice, quali e quanti tipi di difficoltà deve affrontare chi si lancia in questo tipo di progetti e dà dei piccoli consigli a coloro che hanno il famoso manoscritto nel cassetto.


Ci parli del progetto di “Orientexpress” come, quando e perché è nato?

Vorrei iniziare parlando del dove: se si volesse individuare un luogo preciso per la nascita di questo progetto, si potrebbe indicare l’antica scuderia di Palazzo Corigliano, sede storica dell’Università “L’Orientale”. Proprio qui per diversi anni si è tenuto il corso di “Storia delle Religioni” del professore De Sio Lazzari. In questo spazio, situato al di sotto di piazza San Domenico, caratterizzato dall’atmosfera di quel romanticismo poetico inglese, un po’ sotterraneo e un po’ solitario, alcuni studenti si sono trovati a discutere soprattutto di letteratura durante le lezioni e a volte anche dopo. Per farsene un’idea basti pensare al film L’attimo fuggente, dove un gruppo di giovani scopre la passione per la poesia e la letteratura. Ecco perché nasce “Orientexpress”, per dare seguito a questa passione: nel 2005 si decide di farlo in maniera ufficiale dando vita a una casa editrice che ha come obiettivo principale la promozione del “libro” in tutte le sue sfumature. In quella che Gillo Dorfles definisce “la società dell’horror pleni”, in cui siamo sommersi da una quantità insostenibile di messaggi massmediatici e dove l’ipertrofia segnica non lascia più spazio all’essenziale, noi crediamo che i libri siano l’ultimo bastione in grado di esprimere la realtà e darle senso. Difendere questo bastione è la nostra missione.


Cosa significa portare avanti un progetto del genere? A che tipo di difficoltà andate incontro ogni giorno?

La difficoltà fondamentale per una piccola casa editrice è riuscire a individuare gli spazi di visibilità. Ovviamente tutto è nelle mani dei mezzi di comunicazione: in primis la televisione, ma può ben capire quanto sia improbabile che ci sia spazio per noi nelle poche trasmissioni di argomento letterario; lo stesso vale per i grandi giornali o le riviste specializzate più importanti, che prediligono parlare soltanto di autori di successo. Il web rappresenta una soluzione importante, e questa intervista, per esempio, può fare da volano per la conoscenza di noi e del nostro lavoro. Il mondo editoriale negli ultimi anni è in continua evoluzione, e la sfida consiste nel saper prevedere in che direzione andrà, facendo la scelta giusta.
D’altro canto gli scaffali delle librerie sono pieni; ogni anno in Italia si pubblicano circa 50 mila nuovi libri, e i librai, di fronte a questa cascata di testi, devono necessariamente fare una scelta. La difficoltà in questo caso sta nel fatto che il libraio preferisce esporre il grande autore piuttosto che la giovane promessa. Gli e-book, in questo senso, possono forse far aggirare l’ostacolo.


Qual è la situazione dell’editoria italiana e che spazio vi possono trovare al suo interno i giovani scrittori?

Partiamo dal presupposto che l’economia italiana sta attraversando un periodo di grave crisi e quindi anche il mercato dei libri ne risente. Tuttavia Marco Polillo, presidente dell’Associazione italiana Editori, all’ultima Fiera del libro di Francoforte ha segnalato dati di crescita per l’editoria italiana: aumenta il fatturato degli e-book e c’è un leggero aumento nella vendita nei primi mesi del 2011. Non dimentichiamo che le librerie tradizionali restano il canale di vendita privilegiato e che il prezzo medio dei libri in Italia è tra i più bassi in Europa.
I giovani scrittori hanno sicuramente grandi prospettive di pubblicazione là dove i loro libri siano di qualità, ma devono sapersi guardare attorno e fare attenzione: mi riferisco a quegli editori che accettano di pubblicare dietro il pagamento di grosse somme da parte dell’autore.

Voi siete contro l’editoria a pagamento? Se sì, che tipo di garanzie offrite a chi vuole pubblicare con voi e a che tipo di collaboratori vi affidate per l’editing dei manoscritti?

Siamo assolutamente contro l’editoria a pagamento. A chi scrive dico di non scendere a questi patti, ogni parola del proprio manoscritto, che a volte richiede mesi e mesi di letture, riletture e correzioni, è parte di sé e non va svenduta. La scrittrice Cristina Campo, che in vita pubblicò soltanto due brevi testi, in Parco dei cervi afferma: “Scrivo perché certe cose non vogliono separarsi da me come io non voglio separarmi da loro. Nell’atto di scriverle esse penetrano in me per sempre – attraverso la penna e la mano – come per osmosi”. Tradire la propria scrittura è tradire se stessi.
La garanzia che offriamo è la nostra correttezza e professionalità. Dopo la pubblicazione, organizziamo presentazioni, reading e partecipiamo alle fiere di editoria indipendente.
I nostri collaboratori sono laureati e dottorandi de “L’Orientale”, i quali si occupano di letteratura in forme diverse: alcuni sono essi stessi scrittori, altri invece sono grandi lettori.


Un recente sondaggio ha sbugiardato il luogo comune secondo il quale in Italia i giovani non leggono: lei, in quando presidente di una piccola casa editrice, cosa pensa in merito e soprattutto che tipo di operazioni ritiene adeguate per avvicinare gli italiani alla lettura e per orientarli verso le piccole case editrici?

È vero. Gian Arturo Ferrari, presidente del “Centro per i libri e la lettura”, il 23 marzo 2011 ha presentato i dati del Rapporto sull’acquisto e la lettura dei libri relativo all’ultimo trimestre 2010: in Italia sono ci sono 17 milioni di persone che hanno acquistato almeno un libro ( il 60% è narrativa), in maggioranza tra i 24 e 35 anni (questo è un riscontro confortante); un altro dato interessante è che i classici sono letti soprattutto dai giovanissimi (14 – 19 anni) del Sud. Tuttavia bisognerebbe tenere conto anche dell’aspetto qualitativo: non sono necessari i dati ufficiali dei centri di ricerca, ma, per esempio in treno, basta dare uno sguardo alle copertine di chi legge e ci si rende conto che spesso a farla da padrone sono i fenomeni letterari veicolati dai media.
Che cosa fare? Mi permetta di citare un’esperienza personale. Credo che un ruolo decisivo lo possa giocare la scuola. Molto spesso gli insegnanti di Italiano propongono agli alunni la lettura di romanzi per favorirne l’abitudine e suscitare in loro l’interesse alla letteratura. Tuttavia a volte hanno l’effetto contrario. Ricordo che al Liceo la mia professoressa di Italiano ci fece leggere Il podere di Federigo Tozzi. Tutto il rispetto per questo libro “claustrofobico” che ho imparato ad apprezzare molti anni dopo, ma è inconcepibile che a un quattordicenne si proponga di leggere un romanzo del genere. A volte alcuni docenti liceali non si rendono conto di avere di fronte giovani menti aperte che hanno bisogno di spazi immaginari infiniti, questo può avere conseguenze nefaste.
Leggere qualsiasi opera di Hermann Hesse a quell’età avrebbe avuto risultati differenti.
All’università “L’Orientale” ho vissuto un’esperienza totalmente diversa, con molti docenti che mi hanno iniziato alla lettura di autori, fondamentali per la mia crescita intellettuale. Il corso di Estetica del professore Moretti, per esempio, è stato una vera e propria “scuola di lettura creativa”: ho imparato ad apprezzare i romanzi di Conrad, che prima di allora non mi avevano mai entusiasmato; ora è tra i miei autori preferiti.
Quindi è l’istruzione pubblica che deve fare il primo passo e formare il “buon lettore”.


L’appoggio delle istituzioni è importante? Se sì, in che modo vi possono aiutare?

Le istituzioni potrebbero finanziare tanti progetti e dare la possibilità di intervenire anche a noi piccole case editrici. In tutti i grandi eventi invece siamo tagliati fuori perché c’è spazio solo per i grandi marchi. Da qui nasce l’esigenza di manifestazioni e fiere dedicate all’editoria indipendente.
A Napoli per esempio c’è la rassegna della piccola editoria L’Altrolibro, che quest’anno ha raggiunto l’ottava edizione e che cresce sempre di più.


Cosa consiglia a chi ha il suo manoscritto nel cassetto e desidererebbe pubblicarlo un giorno, ma è scoraggiato dalla situazione attuale dell’editoria italiana?

Consiglio di non arrendersi di fronte ai primi rifiuti o alle mancate risposte delle case editrici, che spesso hanno già in programma altre pubblicazioni e quindi non trovano spazio per una nuova uscita. Un buon testo, prima o poi, riesce sempre a trovare un interstizio che lo conduce al mare magnum dei testi pubblicati. Del resto chi scrive è sempre un buon metro di se stesso e sa quanto vale il proprio manoscritto.
In ogni caso dico ai più giovani di continuare a lavorare sui propri testi: bisogna prendersi cura della propria scrittura. Albert Camus, in un appunto del ’36 raccolto in Taccuini, annota “devo scrivere come devo nuotare: è il mio corpo che lo esige”; la scrittura è un’esigenza viscerale alla quale non si può fare a meno di rispondere, nasce sempre da una necessità, che però è indipendente dalla possibilità di pubblicazione. Chi nell’atto della scrittura pensa alla futura pubblicazione è semplicemente un produttore di testi, non siamo più nell’ambito della letteratura ma della tecnica, e come scrive Cristina Campo “nella letteratura, come nel rapporto fra le persone, tutto muore non appena affiori la tecnica”.
http://www.levanteonline.net/index.php/universita/orientale/5457-parla-aniello-fioccola-presidente-della-orientexpress-edizioni.html
Fonte: Il Levante
Sentire il tango argentino
di Carlo Di Legge | Pubblicato in: News | domenica 13 novembre 2011 |


Venerdì 18 novembre 2011, alle ore 18.30, presso la mediateca "Marte" di Cava de’ Tirreni, verrà presentato il libro di Carlo Di Legge "Sentire il tango argentino - Dieci lettere e una poesia" (OXP - 2011).

Presenterà il libro Stefania Laudonia (Docente all’ Università Federico II di Napoli e Presidente dell’Associazione di tango argentino “Tango libre” - Salerno) e sarà presente l’autore.

Nel corso della serata verrà presentato anche il sito web dell'autore.
www.carlodilegge.it

Mediateca "Marte"
Corso Umberto I, 137
Cava de’ Tirreni
http://www.marteonline.com/
A Marco
di Andrea Celotto | Pubblicato in: Poesie | giovedì 10 novembre 2011 |
Non immaginavo esistessi

Ora le ore, i giorni, i mesi
tutto è cambiato
tutto ha un sapore:
quello del confronto.
Apparentemente diversi
essenzialmente simili,
forse è questo ciò che pensa la gente
quando dice amicizia.
Io, però, posso escludere il forse.
Discorso di premiazione del presidente Fioccola
di Redazione Orientexpress | Pubblicato in: News | sabato 5 novembre 2011 |
Estratto dal discorso di premiazione del presidente Aniello Fioccola, 2 novembre 2011

Orientexpress è una piccola casa editrice che nasce qui, nel cuore antico di Napoli, tra piazza san Domenico e via Duomo, e più precisamente nell’ambiente culturale dell’Orientale.
Nel 2005 un docente, il professore De Sio Lazzari, che fino all’anno scorso ha insegnato Storia delle religioni all’Orientale, insieme a un gruppo di studenti e laureati decide di dare inizio a questa avventura che va avanti oramai da sei anni con un impegno ostinato. Fin dall’inizio Oxp si è mossa sulle proprie gambe con l’obiettivo di aprire uno spazio di riflessione sulla letteratura e offrire un’opportunità di pubblicazione a chi fosse appassionato di letteratura o meglio, per dirla alla maniere del critico Giulio Ferroni, a chi avesse una passione predominante per la letteratura.
Voglio leggervi un passo proprio dal testo di Ferroni La passion predominante. Perché la letteratura?: “La passione per la letteratura può sussistere solo se si appoggia su una disponibilità all’ ascolto delle voci più diverse e magari contraddittorie”
Oxp parte proprio da qui, dall’ascolto di voci diverse, per tentare di dare voce a queste voci; è questo ciò che ha cercato di fare attraverso le proprie pubblicazioni.

Ci tengo a sottolineare un aspetto importante: Orientexpress è un gruppo di giovani studenti, laureati, dottorandi, tutti appassionati di letteratura, ciascuno nella forma che gli è più congeniale e ciascuno ha messo le proprie competenze a disposizione di questa sorta di laboratorio di idee in continuo fermento, affinché questo progetto potesse andare avanti in un mondo, quello editoriale, che lascia prospettive di crescita solo ai grandissimi editori e ai megastore sul web. Mi preme ricordare che a differenza di tante realtà editoriali di cui oramai è saturo il mercato, Oxp pubblica senza alcun impegno economico per chi scrive.

Nonostante la situazione editoriale italiana non sia felice, noi, come gruppo, crediamo che basandosi sul binomio passione – creatività, vi siano ancora margini di azione e crediamo che anche una piccola realtà come la nostra possa ancora dire la sua.
E questo concorso vuole essene una prova.

Ovviamente, come potete ben comprendere, il titolo “conflitti” nasce da una riflessione sul contemporaneo e dalla presa di coscienza della congiuntura storica in cui viviamo, che necessariamente investe anche la temperie culturale dove si gioca ogni discorso letterario.

Alcuni mesi fa, durante una delle nostre riunioni periodiche è venuta fuori una discussione che aveva come punto di inizio un’affermazione di Ferroni in Scritture a perdere. La letteratura negli anni zero, in cui il critico sostiene che nella società attuale l’unica forma letteraria capace di reggere il confronto con il dato reale è il racconto; mettendo dunque fuori gioco il romanzo e la poesia. Cito ancora il Ferroni: “il romanzo è esposto oggi alla moltiplicazione dei messaggi, alla velocità della comunicazione, alla troppo scorrevole facilità della scrittura, che fa evaporare ogni dato stilistico, all’invadenza del mercato e alla presa dei modelli mediatici. Non è più il tempo del romanzo, è piuttosto il tempo del racconto. E non so se sia il tempo della poesia, che si consuma nel proprio autoriflettersi e nell’indeterminazione delle poetiche e dei linguaggi”

Rispetto a queste affermazioni, ci siamo posti il problema se davvero la poesia fosse oramai una forma di scrittura desueta, e abbiamo voluto metterci alla prova sondando il terreno, per capire quale fosse la risposta non tanto degli studiosi e degli esperti, ma di chi scrive, dei poeti e dunque di voi.
Devo dire che la risposta è stata confortante- Questo concorso è la testimonianza che la poesia è ancora viva e che ci sono ancora molte persone che credono nella forza dirompente della parola poetica. Ci sono giunte quasi cento poesie, da tutta Italia, da Catania a Udine. E quello che sorprende è che più dell’ottanta per cento delle poesie sono state scritte da giovani. Questo ci dimostra che in Italia i giovani non sono solo quelli che partecipano al Grande Fratello.

Concludo segnalando due avvenimenti che ci danno la misura di quanto la poesia sia ancora in grado di rappresentare una forma di espressione della contemporaneità. Innanzitutto il premio nobel per la letteratura 2011 assegnato a un poeta, lo svedese Tomas Transtromer, pubblicato in Italia da Crocetti; e in secondo luogo la Laurea honoris causa assegnata dall’università L’Orientale a uno dei massimi poeti contemporanei Yves Bonnefoy.
I premiati del concorso di poesia “Conflitti”.
di Redazione Orientexpress | Pubblicato in: News | venerdì 4 novembre 2011 | SLIDESHOW!

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Mercoledì 2 novembre, presso la libreria Archeologia Attiva di via Duomo, a Napoli, si è svolta la premiazione del concorso nazionale di poesia “Conflitti”, organizzato dalla Casa editrice Orientexpress.
Tra tutte le poesie, diciassette sono giunte in finale e a ciascuno degli autori è stato consegnato un attestato di merito. La giuria – composta dal comitato di redazione di Orientexpress e da Annamaria Palmieri, docente di Letteratura Italiana presso l’Università “L’Orientale” di Napoli e Assessore alla scuola e all’istruzione del Comune di Napoli – ha assegnato:

1) Il primo premio per la sezione “Conflitti” a Davide Sasso per la poesia Gli effetti collaterali di una guerra;
2) Il primo premio per la sezione “Libera” a Veronica Iorio per Somènal;
3) Il primo premio per la sezione “Haiku” a Marco Managò per Archi del tempo.


La classifica finale è la seguente:

Sezione Conflitti
1°Davide Sasso
2°Irene Tortorella
3°Rita Felerico

Sezione Libera
1°Veronica Iorio
2°Angelo Tomasino
3°Massimo Salvadori

Sezione Haiku
1°Marco Managò
2°Giulia Beatrice Filpi
3°Angela Puca

Orientexpress ringrazia tutti i partecipanti al concorso e i presenti alla serata di premiazione.

Un ringraziamento particolare va alla professoressa Annamaria Palmieri per la disponibilità e la partecipazione.
http://www.orientexpress.na.it/archivio/?c=969
Poessays
di Alessandro W. Mavilio | Pubblicato in: Da Kyoto | martedì 1 novembre 2011 |
Puo' uno scrittore di "poessay" cambiare secoli di tradizione retorica, rendendo indiretto un pensare diretto?

I brevi testi che seguono non sono poesie ma "poessays", il semplice matrimonio di poesia e saggio: opinioni personali espresse indirettamente, secondo la tradizione giapponese, in modo minimalista e - più o meno - poeticamente.

Sono scritti principalmente da studenti universitari giapponesi, in lingua inglese, nell'ambito di un laboratorio di scrittura creativa in lingua straniera, e poi tradotti in italiano da me.
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Straniero di John Pereira

So che volete che io viva
ai margini della vostra società.
Ma ciò che non sapete è che
non c'è altro posto dove preferirei essere,
perché si sta bene,
c'è spazio a sufficienza,
tanta aria fresca,
e nessun party di fine anno,
nessun party di inizio anno,
nessun meeting infinito,
nessun bisogno di karaoke.

Voi siete liberi di rilassarvi
e essere come volete.
Io non sfonderò nessuna porta
per entrare.
Sì, questo gaijin è ben felice
di essere fuori.
Grazie.
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Rinascere di John Pereira

Sento spesso i Giapponesi dire
che vorrebbero visitare l'India,
la terra del Buddha,
prima di morire.

Dico sempre loro di andarci
al più presto possibile,
perché se dovessero morire,
il desiderio
se lo porterebbero dietro,
e potrebbero rinascere
indiani.
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Bonsai di John Pereira

Spesso,
nel mio giorno libero,
mi viene da pensare che
il sistema educativo giapponese
e l'arte del Bonsai
fanno riferimento
alla stessa filosofia:
mai permettere che il bambino (o la pianta)
arrivi al suo potenziale naturale.
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L'arte di vivere di Kuniko Katsumata

Chi lavora dice:
abbiamo soldi ma non più tempo.

Chi studia dice:
abbiamo tempo ma mai soldi.
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Zero spaccato di Keiji Yamanaka

Presto saranno le 11 di sera
e la mia famiglia già dorme.
Ma non io,
che sono bello sveglio,
e che oggi, in classe,
cascavo dal sonno.
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Cecità di Kumiko Onishi

Sempre mi dici:
presentami una ragazza carina!

Ma non ci vedi?
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Cloni di Asuka Matsumiya

Lo scienziato
che ha prodotto un clone umano disse:
ecco l'uomo migliore del mondo.
Ề un genio, certamente...
Ma conosce il nome di sua madre?
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Mele di Mayumi Sumi

Il mio frigo ne è pieno.
Il corpo freddo.
La pelle così rosa.

Come me.
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Ricordi di Mayuko Shigeta

Ricordo quella notte a Roma.
Camminammo nella pioggia
e ti bagnasti tutto.
Perché io mantenevo l'ombrello.
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Il tempo di Tatsuya Koshi

Il tempo
è un viaggiatore
che non torna mai a casa.
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Fiorire di Yoshiko Kodani

Il tulipano in primavera.
Il girasole in estate.
Il cosmo in autunno.
La camelia in inverno.
Ma il mio cuore non ha stagioni?
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Armonie di Yoshiko Honda

Ho mani troppo grandi per una ragazza.
Ma non le odio.
Perché saranno le mie finché non muoio.
E allora me le tengo.
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Gentilezza di Miho Kawamura

Su di un treno affollato
dissi a un vecchia donna
di sedersi al mio posto.
Ma lei rispose:
Non sono così vecchia.
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Amici per la pelle di Kantaro Iwasaki

Non ho soldi,
né macchina
né una ragazza.

Ma ho un buon amico.

Non ha soldi,
né macchina
né una ragazza.
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Nascondino di Keiko Yuno

Ho fatto uno scherzo
a mia madre
e lei si e' molto arrabbiata,
era furibonda.
Ma poi all'improvviso
ha suonato il telefono
e lei ha risposto
calma come un angelo.
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Il mio gatto di Keiko Yuno

Ho un gatto
molto egoista
e orgoglioso.

Il mio vicino dice
che gli animali
somigliano
ai padroni.
http://www.kyoto-seika.ac.jp/ct/
Fonte: Communicative Times
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