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di Lucia Vitelli | Pubblicato in: Poesie | domenica 25 marzo 2012 |
L’inverno è ancora qui, ma la natura
per tregua o per dolcezza
è gemma.
L’amo
quando si veste di tramonto
lasciando un carico di
riserbo sull’erba.
Sparse le lunghe fiamme,
il calore estivo si attende
lungo il muro nero di cinta.
È in fiore il melo del vicino
e qualche petalo arriva nel mio
giardino:
messaggi silenziosi
tracciano segni sereni
contro
un potere opaco,
chiuso in una stanza,
che continua a offendere
anche quando è inerme.
Contami i giorni
e leviga le pietre
in sabbia di lune,
che il tuo spirito nomade
si adoperi perché
in brevità io giunga,
ovunque c’è un varco.
di Carlo Di Legge | Pubblicato in: Poesie | domenica 25 marzo 2012 |
Cassetti, scatole di oggetti, vestiti,
contenitori e contenuti di sentimenti, gradazioni.
Schedari, cofanetti, fotografie,
custodiscono senza fine un attimo pulsante.
Corridoi visibili e invisibili,
dove insieme si muovono vivi e morti.
I vetri antichi dei ritratti conservano le immagini
e ogni sguardo che le guardò una sola volta.
Ritratti, non sempre vuoi guardarli,
ma li tieni vicino, i volti nelle cornici rovinate,
e li preghi: – siate discreti, a ciascuno la sua forma di vita,
benché si versi una vita in molte vite,
a ognuno la sua parte d’ombra,
sebbene parte e ombra si confondano,
a tutti, un centro e un mobile confine,
un ricordare dimenticando.
Eco di voci quando le voci tacciono,
casse risonanti nel cuore del tempo.
Le forme sono qui, ogni volta,
nella penombra dove tutto si presenta.
Nell’oggetto, tutte le strade concorrono,
per ogni gesto passano tutte le azioni.
Nell’adesso vivi, la tua minuscola casa – contorti
sentieri partono da ogni punto,
spazi che non puoi misurare.
Tutto gira, e torna: diciott’anni, feste, fratelli e compagni,
nonni e genitori – a ritroso, o avanti, nelle stanze,
l’infanzia, la gioventù, definizioni di destino;
nascite, e vite, e morti,
ogni volta, una volta per tutte.
Quel giorno, la data è scritta, è ora,
è quasi un secolo,
le lettere. I disguidi. Il matrimonio.
Ovunque ondeggia evidente l’oceano misterioso,
dove si versa l’acqua del cielo e della terra.
La preparazione, il tempo sorprendente,
il dono del dolore, la gioia improvvisa.
Testimonianze. Volti sconosciuti.
Ogni verso, una prova; una scrittura, una meditazione.
Conflitti, motori d’emozione.
I tempi e le passioni fertili si scontrano,
collassano, s’incontrano,
in una danza ignota, tumultuosa.
Nel momento sbagliato trovi il tempo giusto:
tutto il tempo è percosso di grida, d’insignificanza;
ma la pace è signora nell’assente presente.
Posto di fronte alle immagini,
dentro e fuori,
senti spalancarsi l’ovunque mormorante,
e puoi vedere, e ascoltare, forse non visto.
In città aperte e vicoli ciechi ti trovi
dalla nascita,
vedi che muti, e resti uguale,
nel punto di punti, dove sei, nell’ora. Ti guardi
in evidente oscurità di specchi.
Ti rincuora il noto e familiare ma forse, a te vicino,
nulla che ti sia noto, o amico.
Ciò che non sai ti guarda.
Quando sospetti il nulla, stanchezza e sgomento
ti si siedono accanto,
le immagini si uguagliano.
Anche tu, straniero, donna o uomo, come tutti,
porti labirinti nel giorno e nella sera, in sonno e veglia,
e nelle tue strade altri non può.
Correndo il dedalo, un giorno come tanti,
forse trovi l’uscita.
Forse no.
Nocera Inferiore, 24.3.2012
di Carlo Di Legge | Pubblicato in: Poesie | lunedì 12 marzo 2012 |
Non un movimento, solo i campi intirizziti.
Prima, ogni parola è un’isola d’esilio.
Mare spettrale, non sembrano
navi che tornino. E poi,
la luna, per fortuna.
Come ti parlano i campi dell’inverno,
per dire la diminuzione!
E non sai se i battelli così lenti
che traversano il freddo
raggiungeranno un porto.
Eppure il quasi, il poco, sono grani d’incenso
che bruciano nei fuochi dell’inverno.
L’inverno non è tutto.
Spunta da questi campi la potenza del nuovo,
dalle piante ferite ora germogliano
colori cupi e potenti.
Il grido di tutte le tormente,
l’irreparabile, il sale nelle zolle,
l’esposto senza riparo,
offrono il poco:
tu con amore senza fine
cui non sembra che amore risponda
semina le terre del poco.
La pazienza nel poco e nel quasi
apre le pagine,
tutto si presenta:
di parole incontrate nella fretta,
nel diminuito
nell’approssimato
venute di dove non sai,
guarda
il senso che vira,
per sé viene il senso che non trovi,
lo ascolti che viene,
suggestioni sorprendenti,
eco di nascosti e lontani strumenti.
Parole viste lasciate a decantare:
ogni figura sta per mutare,
ogni lentezza attraverso l’azzurro
può toccare il suo porto.
Qui si muta il sale dell’inverno,
è il fiore rosso della tua passione,
da musica nascosta in chiara percezione.
Luce dicente, acqua d’attrazione.
Nocera Inferiore, 11.3.2012
di Francesco Jonus | Pubblicato in: Poesie | venerdì 9 marzo 2012 |
Da un certo tempo, i miei sogni risplendono
di vive sfumature prismatiche...
Fantasie di cristalli
proiettano ovunque la propria parvenza
liquida, contaminando la mia visione di iridi
di colore, fondendo l'irreale dentro forme
di pura seduzione.
Sulle tele inventate si distende un caldo nitore.
Si susseguono, nella cecità del sonno, intimi
miraggi...
Di lagune immobili come un palcoscenico
irretito dalla luna, dove sabbie argentee
lambiscono appena
un oceano di cristalli liquefatti.
Di pallidi monti scoscesi, immersi nel
nitore, dove, saltando di masso in masso,
si giunge a tersi ruscelli,
ghiaccio fuso che scorre nel silenzio.
Di parvenze di amici che ti salutano
appena, contratti in pose fantastiche, e
ti aprono all’incanto
dei ricordi...
… e tutto questo estende il proprio segreto
sul futuro.
Lo sguardo fende il mite albore
di un nuovo giorno, l’animo lascia
un frammento d’anima, ancora disperso
in un flusso di fredde emozioni.
di Anna Zaraudri | Pubblicato in: Poesie | lunedì 5 marzo 2012 |
1. Asciuga le mie lacrime Bamberg (il cuore è altrove)
Asciuga le mie lacrime Bamberg,
lascia che versi le mie lacrime, Bamberg,
nel silenzio del tuo fiume che scorre
nel silenzio del tuo cielo grigio
che mi copre.
Accoglimi nella tua natura
accoglimi come un figliuol prodigo
che ritorna alla tua casa
dopo aver tanto inquieto vagato.
Accogli me figlia del sud,
accogli me figlia dal sud esiliata
perché sono nauseata
da quel sole splendente
da quel cielo azzurro raggiante
da quella natura gioiosa verdeggiante.
Accoglimi nel tuo cielo grigio e tetro
nel tuo fiume mosso e silenzioso
nella tua natura grigioverde e gialla e rossa,
così cupa da ogni lato
in cui io voglio stare proprio al centro.
Accoglimi perché tu mi capisci,
perché il mio cuore tutto in te si libera,
e le mie lacrime m'increspano il viso
come le foglie secche
che increspano il morbido fluire
della superficie del tuo fiume,
accoglimi perché il mio cuore
è grigio e triste come il tuo cielo,
perché ad ogni battito scalpita greve
come i passi che calpestano
le foglie tue secche nel viale.
Accoglimi, perché qui devo restare
e allora facciamo la pace
e non volermene se il mio cuore
è altrove,
è lì dove il sole splende
e il cielo è azzurro
e tutto è facile
per tutti tranne me.
Il mio cuore è altrove,
è lì dai suoi capelli rossi
come le tue foglie brune,
lì dai suoi occhi marroni
come la tua terra umida,
lì dalle sue mani
che mi hanno accarezzato in passato
e vorrei che ora mi accarezzassero
come il vento tuo tagliente
mi accarezza il viso.
Tutto sono io in te
e tutto io ritrovo in te
che mi riporta lui
e mi riporta a lui.
Perciò asciuga le mie lacrime Bamberg,
anche se il cuore è rimasto altrove.
2. Siberia (вспоминание)
Voglio perdere i miei passi
nei boschi grigi di betulle
coi loro corpi esili
le loro vite pensose e fragili
provate dal freddo e dal sole,
eppure ancora crescono
come crescono gli anni.
Voglio perdere i miei occhi
nelle gocce del fiume inquinato
che da lontano viene
e che lontano va a finire,
non è più fresco né limpido
eppure ancora scorre
come scorrono gli anni.
Voglio sprofondare nella neve
cadere nel cielo e nell'aria
posarmi sui tetti di legno
posarmi sul pavimento d'asfalto
poi sciogliermi al sole e al vento
dissolvermi sotto le suole dei passanti.
Anche noi eravamo natura.
Accoglimi terra,
abbracciami e inghiottimi madre!
Fammi crescere betulla nel bosco
fammi scorrere goccia nel fiume,
fa' di me neve
così potrò cadere e sciogliermi
e dissolvermi.
3. Perché io t'amo
Perché io t'amo
petali sulla mia pelle
i tuoi respiri quando parli
prati fioriti nei tuoi occhi
chiedono d'esser percorsi
voluttuosi frutti le tue mani
pronti per essere colti.
Perché io t'amo
mondi viaggiano lungo i nostri sguardi
arpe risuonano ai nostri passi
d'infanzia si colorano le nostre emozioni
adolescenti ritornano i nostri baci.
4. Il giorno in cui m'innamorai di te
Il giorno in cui mi innamorai di te
sedevo e ti guardavo
e mi perdevo
nei tuoi occhi nella tua voce nel tuo profumo
Il giorno in cui m'innamorai di te
sedevo e tacevo
e dove sedevo
non c'ero
Il giorno in cui m'innamorai di te
sedevo e pensavo
che ti amavo
che ti volevo,
e nei miei pensieri
ti accarezzavo
ti stringevo
e il tuo profilo
riempivo della tua segreta tristezza
riempivo del mio segreto amore.
Il giorno in cui m'innamorai di te
ormai è volato lontano
ma ancora ti guardo e taccio
e penso
che ti amo.
5. Bacio rubato
Un giorno ormai lontano
ho rubato alla tua bocca un bacio,
e quel bacio a lungo
al mio cuore ha rubato la pace;
Finché poi l'ho chiuso
in una scatola a forma di cuore
in un armadio di giorni e di gioia
in una stanza di vuoti e memoria.
Poi, d'un tratto, una notte
ne hai trovato la chiave. Temevo volessi
punire la bocca mia impudente,
riprendere quel bacio dalle mie labbra.
Ma volevi soltanto dirmi
che te n'era rimasto un frammento
e l'avevi custodito in segreto
e l'avevi tenuto a cuore.
6. Ho bevuto il tuo sangue
Ho bevuto il tuo sangue
e ora ho nuovo vigore
per le mie membra stanche,
per me sono adesso
la tua agilità e la tua forza.
Ho bevuto il tuo sangue
e adesso gradirei
mangiare la tua bocca,
assaggiare le tue spalle
e la tua pelle delicata.
Ho bevuto il tuo sangue
e tutti i miei pensieri ormai
sono immagini di te
che non posso strappare
e che osservo con desiderio.
Ho bevuto il tuo sangue
e ho il tuo riflesso nei miei occhi,
ma preferirei di gran lunga
sospendermi nei cieli dei tuoi sguardi
scivolare tra il paradiso e le tue dita.
Ho bevuto il tuo sangue
ed ogni osso, ogni vena e muscolo,
tutto è ammaliato da te
come vittima di fatale incantesimo
per cui ciò che avevo non è più mio.
Ho bevuto il tuo sangue
e ho perso la testa:
in questo letto vuoto senza te
mi agito e mi tormento
perché hai rubato la mia pace.
Ho bevuto il tuo sangue
e sta dilaniando il mio cuore,
ogni suo battito è una pietra
che si scaglia violenta
implorando il tuo amore.
Ho bevuto il tuo sangue
e sono così impegnata a ubriacarmi di te
'ché non è mai abbastanza,
perché io ho bevuto il tuo sangue
ma tu hai succhiato la mia anima.
7. Peter
Peter
guardami come tu sai guardarmi
quando cammini e ti avvicini
e poi ti allontani
e sempre mi guardi
io vivo nei nostri sguardi
Guardami con quegli occhi che mi cercano
e prendimi
guardami come tu sai guardarmi
dentro nel profondo, Peter
nel cuore nei polmoni nelle viscere
guardami coi tuoi occhi che sanno trovarmi
e quello che trovi prendilo
e quello che provi non dirmelo
non parlare
soltanto guardami
coi tuoi occhi che sanno trovarmi.
8. Peter – i tuoi occhi non vedrò mai più
Peter
i tuoi occhi
non vedrò mai più
i tuoi occhi che davano luce
i tuoi occhi che davano vita
E dopo la malizia
dopo l'inganno
ancora ti ho cercato
piena di vergogna
e poi sprezzante ho rifiutato
i tuoi occhi che mi cercavano
e non mi hanno trovato
E ora rimpiango
quell'ultima volta
in cui ci siamo cercati
senza trovarci
e ormai sono senza i tuoi occhi
e sono senza luce
e sono senza vita.
9. Sii il mio amante
Sii la mia notte
quando il sole è una stella lontana,
sii il mio ristoro
quando la fonte della vita è avvelenata,
sii la mia sera di riposo
in una settimana di duro lavoro,
sii il punto d'arrivo
delle mie passeggiate senza meta,
sii il mio rifugio
dalla casa che non sento più mia,
sii la mia lingua madre
quando nel mondo io sono straniero.
Sii la mia disperazione
dei giorni in cui mi credo allegra,
sii il mio piacere
quando con altri non ho più passione.
Sii la mia illusione
nella realtà che ha distrutto i miei sogni,
sii la mia innocenza
dopo che l'esperienza mi ha dato malizia.
Sii il mio amante
perché il nostro amore soltanto
mi fa tornare adolescente.
10. Triste vendetta
Coi miei occhi che tu veda
il colore di queste note scandite
nelle notti dove tu non ci sei.
Coi miei orecchi che tu senta
il profumo di questi amplessi,
consumati nel mio letto senza te.
Con le mie mani che tu tocchi
il sapore di questi baci rubati
alla mia bocca da uno qualunque.
Con le mie braccia che tu senta
il tocco di questi capelli, ondeggiare
su spalle che non ti appartengono.
Con la mia bocca che tu assapori
il calore di questa mia pelle, scivolare
su un corpo che non è il tuo.
Col mio cuore che tu provi
le fiamme di questa nostalgia
che punge ogni fibra del mio essere.
di Redazione Orientexpress | Pubblicato in: News | venerdì 2 marzo 2012 |
Parte dall’Orientale la scuola di scrittura di OXP-orientexpress.
Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, Palazzo del Mediterraneo, aula 2.2- 14.00-16.00
Il 7 marzo prenderà il via presso l’ Università degli studi di Napoli “L’Orientale”, il primo modulo attivato da e, la scuola di scrittura creativa di Orientexpress.
Absolute Beginner, questo il nome del modulo, pensato da Licia Pizzi per chi affronta per la prima volta la scrittura narrativa, sarà interamente dedicato all’analisi e alla costruzione del racconto breve.
Si rifletterà sulla narrazione come strumento logico ed organizzato al servizio dell’ispirazione, senza trascurare ciò che il nome della scuola suggerisce: e come continuo accrescimento creativo e come condizione incessante del raccontare e dell’e/sprimere.
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