orientexpress.na.it
Haiku occidentali
di Pierluca D'Amato / 3/2011 / ISBN: 9788895007199 / Prezzo: EUR 7,00
Pubblicato nella Collana "Gli Scacchi" - "Fare poesia è giocare col tempo; è un gioco di pazienza, un corteggiamento, una guerra."
Perché "gli scacchi"?
Perchè fare poesia è muovere parole sulla scacchiera dei vuoti e dei pieni. la pagina bianca, le parole nere.
Perché fare poesia è giocare col tempo, contro il tempo, (re)inventandolo a proprio favore. è un gioco di pazienza, un corteggiamento, una guerra.
Perché trovare la parola "giusta", "quella parola" che a(ni)ma il silenzio, è uno scacco (matto...e folle!). ai Re e alle Regine.
Perché fare poesia è stare soli con le proprie pedine, ascoltando(si), in mezzo al frastuono del mondo.
Pierluca ha un suo percorso intellettuale e psicologico, fatto di letture, di pensieri, di riflessioni e di esperienze meditate nel ricordo, ma riesce con acutezza ed eleganza a trasmettere – del suo cammino – la leggerezza delle tracce, visibili sullo sfondo mobile della realtà che si apre ai suoi occhi.
Informazioni su Pierluca D'Amato
Pierluca D'Amato è nato a Battipaglia il 19 novembre 1990, e studia
Filosofia all' Università di Salerno.
Ama la poesia, e pubblica mensilmente alcuni suoi lavori su un giornalino universitario.
Ha esordito nel 2010 con la pubblicazione di un sonetto acrostico nella
collana poetica “Il Federiciano”: Libro verde, ed. Aletti, 2010 (“I nomi sull’acqua”, p. 284).
Sensibile al mondo poetico giapponese, da circa un anno si dedica alla composizione di haiku "all’occidentale".
Hanno detto di questo libro:
Suggestioni orientali nella poesia di D’Amato
di Lorenzo De Donato
(http://www.cgmagazine.eu/)
«Haiku Occidentali» è l’esordio letterario del giovane scrittore salernitano Pierluca D’Amato. La raccolta di poesie costituisce il suo esordio alla scrittura. La poesia di D’Amato è fatta «di riflessioni acute e di esperienze meditate nel ricordo», si legge nella Premessa di Chiara Ghidini, e «non è mai mero esercizio di stile, perché prende vita dal suo sguardo». Prende vita da uno sguardo attento verso la realtà circostante, sguardo accompagnato da una profonda sensibilità che gli permette di guardare in modo nuovo anche alle cose che a chiunque altro apparirebbero ovvie, banali, scontate.
Una sensibilità quasi esasperata che gli consente di vivere sensazioni fuori dal comune, le quali danno vita ad una poesia in cui pulsano la quotidianità, la natura, la modernità, i pensieri, le persone, i grandi temi dell’amore e della morte. E’ una poesia in cui ogni cosa è avvertita e presentata al lettore come viva, pulsante, dotata di una propria autonomia ed una propria vitalità , anche e soprattutto quando si tratta di cose inanimate. La poesia di D’Amato è spesso una poesia delle “cose”, cose vive, o, meglio, cose che solo un animo attento e sensibile può percepire come “vive”. L’haiku, infatti, breve componimento poetico di tre versi di origine giapponese, è per sua stessa natura un tipo di poesia «in cui il soggetto-poeta si ritira per far posto all’oggetto nella sua purezza»: è una «poesia d’immagine, nella sua forma più estrema, più pura». Anche l’haiku occidentale mantiene intatta l’essenza originale di questa particolare tipologia di componimento, che punta ad «una espressione diretta, pura e concreta delle cose, senza astrazioni o spiegazioni aggiunte. Un tuffo a capofitto verso il più vero, tragico canto dell’Uomo, come spiega Jack Kerouac in “The Origin of Joy in Poetry”. Dunque una poesia fatta di sensazioni e immagini, pure sensazioni e nude immagini, senza fronzoli, senza gentilezze verso il lettore: «una poesia di sole domande», secondo la definizione dell’autore.
Ecco dunque dispiegarsi all’interno dei 328 haiku della raccolta un’enorme attenzione poetica rivolta alla nuvola, al fiore, alla rugiada, ai fili d’erba, al fiume, al lago, alle foglie, ai rami, al vento, alla sera. Gli haiku naturalistici sono i più adatti ad esprimere una sensibilità di tipo orientale in cui ogni singolo elemento ed aspetto della natura, anche il più apparentemente insignificante, dimostra una sua dignità ed una sua pulsante vitalità. E’ la primavera, con tutti i suoi fenomeni, ciò che attira maggiormente lo sguardo del poeta. E’ una natura vissuta e sentita con animo da vagabondo, come il Rimbaud della celebre lirica Sensazione: «Nelle azzurre sere d’estate, andrò per i sentieri / punzecchiato dal grano, a calpestar l’erba tenera / […] e me ne andrò lontano, molto lontano, come uno zingaro / nella Natura» («L’estate distesa / sul mio cuore / Un canto di zingaro», haiku 283).
Questa natura incontaminata, libera, spontanea, è accostata poi ad altri componimenti che sono veri e propri squarci di modernità: l’asfalto, la città, la fotografia, la radio, il divano, la finestra, la sigaretta. Componimenti da cui traspare una quotidianità anch’essa vissuta in maniera intensa, prestando un’attenzione quasi spasmodica e ossessiva anche al più piccolo dei suoi fenomeni.
Un importantissimo aspetto da sottolineare nella poesia di D’Amato è il fatto che questa sensibilità di tipo orientale, quest’attenzione minuziosa alle cose, si va ad innestare al di sopra di una preesistente impalcatura filosofica di tipo nichilistico che costituisce la base di partenza della sua arte. Giovane studente universitario di filosofia, egli è dotato di una personale visione del mondo, in gran parte propria della filosofia occidentale, che fuoriesce con forza da molti dei suoi componimenti. Un nichilismo che si ricollega ad una tematica che non può non essere affrontata da ogni artista che possieda una sensibilità più o meno profonda, quella della morte, vissuta dal poeta come certezza, come ineluttabilità: «Mi sento ospite / di questo mobilio / Mi sopravviverà» (haiku 172), «Illusioni fotografiche / Il tempo continuerà / a cancellarci dal mondo» (haiku 204). La morte è dissoluzione, è diventare il nulla, e la sua unica traccia concreta è l’assenza, l’assenza che stride fortemente con “quel che resta”, con i mobili che sopravvivono ai morti, con le fotografie che sopravvivono ai morti. Restano i mobili, restano le fotografie, restano gli oggetti, le “cose”, ma le persone muoiono, scompaiono, si dissolvono.
Interessante è poi la sua concezione nichilistica del tempo, in cui è evidente il debito del poeta verso la dottrina dell’eterno ritorno dell’uguale di Nietzsche. L’eterno ritorno non è, come molti pensano, l’idea, assurda, per cui un giorno tutto accadrà di nuovo esattamente così come è accaduto e sta accadendo, per cui ogni cosa si ripeterà inesorabilmente - questa è solo una banalizzazione e una volgarizzazione della teoria nietzscheana - ma è la constatazione che ciò che esiste, ciò che l’uomo vive, è solo e soltanto l’attimo presente, l’istante. “Eterno ritorno dell’uguale” potrebbe infatti essere tradotto con “ ininterrotto riproporsi dell’istante”, insomma - detto all’orientale - il “qui e ora”. Il passato non esiste, esiste solo nel ricordo, il futuro non esiste, esiste solo nell’immaginazione, nella fantasia, ciò che esiste è solo l’attimo. D’Amato ripercorre da un lato l’idea che il passato non esista, sia solo una costruzione mentale, viva solo nelle menti degli uomini («Perdere un ricordo / dimenticarlo, è / non averlo avuto mai», haiku 5; «Il passato non esiste / sono solo un uomo / con qualche ricordo», haiku 77), dall’altro l’idea che il tempo razionale, il tempo degli orologi, il tempo come misurazione cronologica, come computo numerico, abbia causato all’uomo la perdita di consapevolezza dell’eterno ritorno, la perdita della dimensione dell’istante («Perso è l’istante / con l’avvento / del Tempo», haiku 128; «Fermare il tempo / nella percezione / dell’istante - Zen», haiku 307).
Molti altri sono gli elementi disseminati negli haiku di D’Amato: reminiscenze filosofiche, come l’ Epistola a Meneceo di Epicuro («Non esiste la morte / ciò che è, è solo / la Vita», haiku 65) e il paradosso di Eubulide, noto come paradosso del mentitore («Credetemi / quando vi dico / che sono un bugiardo!», haiku 81), reminiscenze poetiche, come il già citato Rimbaud, oppure Ungaretti, in particolare Sono una creatura («questa pietra / […] così fredda / così dura / così prosciugata / così refrattaria / così totalmente / disanimata»; «La pietra / è cieca e sorda / Ma dice il vero», haiku 10) e Soldati («Si sta come / d’autunno / sugli alberi / le foglie»; «Quelle foglie / erano in bilico sui rami / contro il vento», haiku 41), e non ultima la concezione della poesia come qualcosa che nasce dal dolore («Ogni singola riga / è come un graffio / che il poeta s’infligge», haiku 189).
Pochi ma efficaci sono gli haiku dedicati all’argomento poetico per eccellenza, l’amore. Quello di D’Amato è un amore discreto, un sentimento personale vissuto in modo privato. Qualcosa di intimo che non deve essere dissacrato, ma trattato con discrezione, da custodire gelosamente, come un prezioso segreto («Ti guarderei / ogni giorno come se / non t’avessi mai vista», haiku 122; «Rapirlo vorrei / ma lo si può solo sfiorare / Il suo profumo», haiku 154).
© 2005,2013 - Orientexpress, Napoli, IT | HP by Mavilio System, Japan