orientexpress.na.it
La porta rossa
Al quarto piano di una stanza d’ albergo, una donna sta consumando un rapporto sessuale. Fuori, oltre lo schermo bianco delle imposte, una pioggia nervosa scandisce il ritmo di una notte simile a tante altre. L’atto si esaurisce con un gemito rauco. La donna scivola tra le lenzuola. Va in bagno. Lava il viso. Pettina i capelli castani. Esce socchiudendo la porta. Mangia un po’ dell’uva che si trova sul tavolo insieme agli avanzi della cena. In fretta si riveste. Tra mezz’ora ha un appuntamento. Si rifà rapidamente il trucco. Uno spruzzo di profumo solletica la semioscurità dell’ ambiente. Infilato sotto l’abat jour c’è un assegno. La donna lo ripone nella sua borsetta. Uscita dalla camera, si dirige verso gli ascensori. La luce fioca del corridoio si disperde tra le cornici dorate dei quadri appesi alle pareti, sui fiori secchi, sui pomelli delle porte delle stanze, sul lungo tappeto damascato che avvolge, simile a una massa felpata, l’intero piano. Volti sparuti di inservienti, facchini, domestiche e camerieri rincorrono, trafelati, valigie e ordinazioni senza sosta. In attesa dell’ ascensore, la donna apre un’agenda di velluto nero. Sfoglia qualche pagina. Le labbra carnose stringono una Winston. Il fumo scorre avido tra le dita della donna. Un solo minuto. L’ascensore è arrivato. L’interno è vuoto. Tassello dopo tassello, sul vetro lucido dello specchio prende forma il corpo della donna. La vita stretta, il collo bianco, le mani ben curate. La cicatrice. Nella hall dell’ albergo non c’è più nessuno. Tranne una coppia di sposi francesi appena tornati da un giro turistico per la città. All’ingresso dell’albergo è parcheggiato un taxi. Con un cenno la donna lo chiama. – Alla Porta Rossa per favore. –
La Porta Rossa è un locale notturno che si trova all’altro capo della città. Visto dalla strada appare con l’aspetto di un ventaglio. È ridotto a un tugurio con i muri divelti e i vetri delle finestre anneriti dall’incuria e dallo smog. Il taxi si ferma. La donna paga. Scende. Sale i gradini della scalinata che portano a un’anticamera. Ad attenderla, lo sguardo accigliato della proprietaria. Una donna anziana di origine belga. Con l’indice tambureggiante sul polso, le fa notare che è in ritardo e, con poche battute nel suo accento francofono, che il cliente sta cominciando a spazientirsi.
Pelle olivastra, folte sopracciglia nere. Occhi barricati dietro sottili lenti scure. È seduto su una poltroncina rossa bevendo un drink e non perdendo mai di vista le ante dell’anticamera. Alle sue spalle, in un salottino privato, rantoli di piacere si mescolano ai profili di altri uomini sparsi per l’ intera sala. I due bevono qualcosa. Nessuna parola. Salgono al piano di sopra collegato al salone da una scalinata in stile anni trenta. I vestiti scivolano sulla pelle della donna producendo un fruscio ovattato. Le mani dell’uomo la invadono dappertutto. Sui seni, sulle cosce, sui genitali. Quando la donna si discosta dall’uomo, la mano ferma di lui la stringe al polso fino al punto da procurarle un livido. – Ho pagato per averti fino a domani – L’accoppiamento si interrompe per qualche istante. L’ uomo si gira verso il comodino. Manda giù una pasticca. Il desiderio riprende vigore con violenza. Il suo fisico prorompente, i movimenti brutali, il respiro sordo e affannoso imbrattano la pelle bianca della donna. All’alba è sola. Ha alcune escoriazioni al costato, gli zigomi indolenziti. Con la mano prova a massaggiare il basso ventre. Dolori fortissimi la inchiodano al letto, impedendole di muoversi. I capelli appiccicati dal sudore le coprono la vista delle prime luci dell’alba. Facendo forza sul bacino, scende cominciando a muovere i primi passi. Il lento fluire dell’ acqua calda della doccia avvolge il bagno di un intensa nuvola di vapore e bagnoschiuma. Sfinita chiude gli occhi. Le ginocchia crollano. Un brivido di freddo l’assale. Rannicchiata in un angolo, piange.
© 2005,2013 - Orientexpress, Napoli, IT | HP by Mavilio System, Japan